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IT201900005358A1 - Vite chirurgica poliassiale e dispositivo per l’impianto di detta vite chirurgica - Google Patents

Vite chirurgica poliassiale e dispositivo per l’impianto di detta vite chirurgica Download PDF

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Publication number
IT201900005358A1
IT201900005358A1 IT102019000005358A IT201900005358A IT201900005358A1 IT 201900005358 A1 IT201900005358 A1 IT 201900005358A1 IT 102019000005358 A IT102019000005358 A IT 102019000005358A IT 201900005358 A IT201900005358 A IT 201900005358A IT 201900005358 A1 IT201900005358 A1 IT 201900005358A1
Authority
IT
Italy
Prior art keywords
screw
tulip
rod
tubular body
rods
Prior art date
Application number
IT102019000005358A
Other languages
English (en)
Inventor
Francesco Siccardi
Meinrad Fiechter
Marco Riva
Marco Rampon
Original Assignee
Medacta Int Sa
Priority date (The priority date is an assumption and is not a legal conclusion. Google has not performed a legal analysis and makes no representation as to the accuracy of the date listed.)
Filing date
Publication date
Application filed by Medacta Int Sa filed Critical Medacta Int Sa
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Priority to JP2021559694A priority patent/JP7261902B2/ja
Priority to AU2020271984A priority patent/AU2020271984B2/en
Priority to US17/602,224 priority patent/US12336743B2/en
Priority to PCT/IB2020/053261 priority patent/WO2020208496A1/en
Priority to EP20714101.1A priority patent/EP3952767B1/en
Priority to JP2021559392A priority patent/JP7545994B2/ja
Priority to AU2020270551A priority patent/AU2020270551B2/en
Priority to ES20714841T priority patent/ES3039382T3/es
Priority to US17/602,220 priority patent/US11717332B2/en
Priority to PCT/IB2020/053338 priority patent/WO2020208536A1/en
Priority to EP20714841.2A priority patent/EP3952768B1/en
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    • A61MEDICAL OR VETERINARY SCIENCE; HYGIENE
    • A61BDIAGNOSIS; SURGERY; IDENTIFICATION
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    • A61B17/56Surgical instruments or methods for treatment of bones or joints; Devices specially adapted therefor
    • A61B17/58Surgical instruments or methods for treatment of bones or joints; Devices specially adapted therefor for osteosynthesis, e.g. bone plates, screws or setting implements
    • A61B17/68Internal fixation devices, including fasteners and spinal fixators, even if a part thereof projects from the skin
    • A61B17/70Spinal positioners or stabilisers, e.g. stabilisers comprising fluid filler in an implant
    • A61B17/7074Tools specially adapted for spinal fixation operations other than for bone removal or filler handling
    • A61B17/7083Tools for guidance or insertion of tethers, rod-to-anchor connectors, rod-to-rod connectors, or longitudinal elements
    • A61B17/7085Tools for guidance or insertion of tethers, rod-to-anchor connectors, rod-to-rod connectors, or longitudinal elements for insertion of a longitudinal element down one or more hollow screw or hook extensions, i.e. at least a part of the element within an extension has a component of movement parallel to the extension's axis
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    • A61BDIAGNOSIS; SURGERY; IDENTIFICATION
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Description

DESCRIZIONE
Annessa a domanda di brevetto per INVENZIONE INDUSTRIALE avente per titolo
“VITE CHIRURGICA POLIASSIALE E DISPOSITIVO PER L’IMPIANTO
DI DETTA VITE CHIRURGICA”
La presente invenzione ha per oggetto una vite chirurgica poliassiale ed un dispositivo per l’impianto di tale vite chirurgica.
Come noto, gli interventi chirurgici sulla spina dorsale, richiedono spesso la stabilizzazione di una porzione del tratto spinale in modo da facilitare la fusione di due o più vertebre tra loro in un unico agglomerato osseo.
Questo tipo di intervento è impiegato frequentemente per la correzione di molte condizioni patologiche della colonna vertebrale quali, per esempio, malattie degenerative degli elementi discali, scoliosi, stenosi spinale o simili.
Questi interventi correttivi richiedono per lo più l’uso di impianti, quali in particolare, innesti ossei. La stabilizzazione della colonna vertebrale permette la creazione di tessuto osseo nella zona intervertebrale; in questo modo una parte della colonna vertebrale risulta fusa in un unico corpo osseo.
La stabilizzazione della colonna vertebrale è stata studiata a lungo nel passato e si sono sviluppati svariati metodi e dispositivi per la correzione di molte patologie caratteristiche di questa parte anatomica al fine di stabilizzarne la configurazione, facilitare la fusione vertebrale a vari livelli. Uno di questi sistemi noti prevede che una barra venga disposta longitudinalmente lungo il tratto di spina dorsale che necessita l’intervento. Questa barra è conformata in modo tale da rappresentare la corretta forma anatomica che è propria di quello specifico tratto di una colonna vertebrale sana.
Con questo metodo, dunque, la barra è posizionata lungo la colonna vertebrale ad impegnare varie vertebre, secondo necessità. È da notare che, tipicamente, in questo tipo di intervento chirurgico si impiegano due barre parallele disposte ai lati della zona centrale della colonna vertebrale. Dunque, durante detti interventi chirurgici, la coppia di barre viene fissata alla colonna vertebrale mediante svariati mezzi di fissaggio, tra cui, per esempio, delle viti opportunamente fissate alla struttura ossea, tipicamente al peduncolo vertebrale.
L’inclinazione della barra e, conseguentemente, il posizionamento delle viti di fissaggio, varia a seconda del tipo di correzione da imporre e, naturalmente, varia da vertebra a vertebra. Appare chiaro come sia fondamentale, per la corretta riuscita dell’operazione, fissare correttamente sia la barra correttiva, sia le viti a cui essa sarà fissata.
Al fine di ottenere un posizionamento corretto dei detti elementi, secondo le necessità del paziente, si utilizzano delle viti poliassiali, in grado quindi di intervenire lungo assi trasversali e non coincidenti con l’asse di sviluppo della vite stessa.
L’impianto di dette viti poliassiali, delle barre e degli eventuali mezzi di fissaggio necessari richiede, tipicamente, degli interventi alquanto invasivi con conseguenti lesioni ai tessuti cutanei e muscolari del paziente. Questo intervento richiede, solitamente, tempi di degenza e di riabilitazione alquanto importanti.
Al fine di ridurre l’invasività dell’operazione la tecnica operatoria si è rivolta verso tecniche mininvasive in grado di ridurre considerevolmente i traumi ai tessuti, con benefici per il paziente, quali, per esempio, minor tempo di degenza, minor dolore post operatorio, minor riabilitazione e per le strutture ospedaliere, ovvero minor tempo di degenza, costi contenuti, minor risorse per la riabilitazione. Per conformarsi alle necessità di questo tipo di operazioni mininvasive si sono creati degli strumenti in grado di consentire al chirurgo di fissare le dette viti poliassiali nella posizione desiderata anche attraverso un’incisione di dimensioni contenute sul corpo del paziente, unitamente alla possibilità di impiantare le dette barre nella posizione voluta attraverso detti strumenti.
Un esempio di questo tipo di strumenti operatori è illustrato dalla domanda di brevetto internazionale WO2015/145343 della stessa Richiedente.
In questo documento si rende noto uno strumento per facilitare le procedure di chirurgia mininvasiva, in particolare per l’applicazione di una vite poliassale di ancoraggio delle sopra citate barre.
Viene pertanto previsto un primo corpo sostanzialmente tubolare, denominato “tulip”, dotato ad una estremità di un sistema di incastro meccanico atto ad interferire con la testa della vite.
In particolare, il sistema di incastro è costituito da due porzioni terminali del primo corpo tubolare, elasticamente deformabili per impegnare in maniera reversibile rispettive aperture ricavate sulla superficie esterna del tulip.
Inserendo il tulip nell’estremità del corpo tubolare, le porzioni terminali vengono quindi allargate e deformate fino all’inserimento di rispettivi perni sporgenti dalle porzioni terminali nelle citate aperture del tulip.
Successivamente, un secondo corpo tubolare viene calzato nel primo corpo tubolare per bloccare le due porzioni terminali e trattenere le stesse attestate alla superficie esterna del tulip.
Inoltre, il secondo corpo tubolare presenta uno scasso impegnabile ad una protuberanza emergente dalla superficie esterna del primo corpo tubolare per definire un vincolo rotazionale tra i due corpi. In altre parole, il secondo corpo tubolare risulta essere solidale al primo corpo per poter muovere la vite in qualsiasi direzione e posizionarla correttamente nella zona della vertebra in cui deve essere impiantata.
Inoltre, la struttura cava dei corpi tubolari consente l’inserimento di un cacciavite che inserendosi nella testa consente la rotazione della punta filettata. In questa situazione si noti che i due corpi tubolari possono essere orientati dall’operatore, senza modificare il posizionamento della punta filettata della vite. In altre parole, la vite risulta essere poliassiale grazie all’accoppiamento tra testa sferica e tulip.
Pertanto, l’operazione chirurgica risulta essere il meno invasiva possibile, consentendo all’operatore di inserire i due corpi tubolari attraverso le microincisioni realizzate sul corpo del paziente e consentendo comunque di posizionare la vite correttamente rispetto alla vertebra.
Tuttavia, quanto noto nello stato dell’arte presenta degli inconvenienti. Si noti infatti che l’aggancio tra il tulip e la prima porzione tubolare non garantisce un vincolo particolarmente stabile, specie in fase di inclinazione e di rotazione.
In particolare, il vincolo determinato dalle porzioni elastiche, seppur resistente e stabile alle sollecitazioni assiali (lungo l’asse longitudinale dei corpi tubolari) genera disaccoppiamenti se sottoposto a sollecitazioni rotazionali e di taglio molto elevate.
Tali sollecitazioni avvengono durante l’inserimento della barra di rinforzo all’interno del tulip. In questo caso infatti l’operatore deve allineare le aperture laterali del tulip alla direzione di inserimento della barra e dovrà inclinare nella posizione corretta il tulip stesso rispetto al gambo filettato inserito nella vertebra. Questa operazione determina sollecitazione di taglio generate dall’inclinazione del tulip rispetto al gambo filettato della vite.In questa situazione, l’operatore è quindi obbligato ad estrarre l’intero dispositivo dal corpo del paziente per riaccoppiare correttamente la vita poliassiale al primo corpo tubolare. Inoltre, il disaccoppiamento accidentale della vite dal corpo tubolare può, in taluni casi, portare al ferimento accidentale del paziente, al non corretto posizionamento della vite chirurgica con conseguenze anche rilevanti per la buona riuscita dell’operazione.
In aggiunta, la difficoltà di questa operazione è data, oltre dalla dimensione ridotta dell’incisione nel corpo del paziente, anche dalla presenza di fluidi corporei, quali sangue che peggiorano la visibilità del chirurgo sul sito operatorio, col rischio che tessuti molli circostanti vengano “pizzicati” durante l’accoppiamento degli strumenti.
Un ulteriore importante inconveniente della soluzione nota sopra descritta, è dato dalle operazioni di assemblaggio della vite al primo e secondo corpo tubolare che risultano essere particolarmente macchinose e richiedono una certa manualità da parte dell’operatore chirurgico.
Si noti infatti che la fase di inserimento del tulip nel primo corpo tubolare, deve essere eseguita con una certa forza da parte dell’operatore per consentire proprio la deformazione delle porzioni elastiche. Peraltro, in questa operazione l’operatore deve provvedere ad un corretto orientamento della vite rispetto alle porzioni elastiche al fine di inserire correttamente i perni nelle sedi. Tuttavia, le dimensioni molto contenute delle viti chirurgiche, derivate proprio per la necessità di realizzare un’operazione meno invasiva possibile, rende particolarmente complicato il maneggio ed il corretto e preciso posizionamento della vite rispetto al primo corpo tubolare.
Inoltre, anche l’inserimento della seconda porzione tubolare attorno alla prima implica un ulteriore laboriosità di utilizzo per porre in opera i dispositivi noti nello stato dell’arte.
La presente invenzione, partendo dalla nozione di tali inconvenienti, intende porvi rimedio.
Uno scopo della presente invenzione è di provvedere una vite chirurgica poliassiale che sia stabilmente e reversibilmente accoppiabile ad un rispettivo dispositivo di impianto della vite stessa. In maggiore dettaglio, uno scopo della presente invenzione è quello di realizzare un dispositivo ed una vite che siano associabili tra di loro in maniera affidabile e quindi in grado di mantenere un aggancio stabile anche se sottoposti a sollecitazioni di torsione, rotazione, flessione e trazione.
Un ulteriore scopo della presente invenzione è quello di mettere a disposizione una vite chirurgica che siano in grado di accoppiarsi in modo semplice, rapido, al rispettivo dispositivo di impianto della vite stessa.
Altro scopo della presente invenzione è quello di portare all’esterno del corpo del paziente le operazioni di accoppiamento meccanico tra i dispositivi, allontanandoli dai tessuti molli durante dette operazioni.
Un ulteriore scopo della presente invenzione è di provvedere un dispositivo come specificato ed una vite chirurgica che siano di facile utilizzo, rapido impiego, struttura robusta e di costi contenuti.
In vista di tali scopi la presente invenzione provvede una vite chirurgica poliassiale ed un dispositivo per l’impianto di tale vite le cui caratteristiche formano oggetto delle rivendicazioni indipendenti.
Ulteriori caratteristiche vantaggiose risultano nelle rivendicazioni dipendenti.
Tutte le rivendicazioni si intendono qui integralmente riportate.
La presente invenzione risulterà maggiormente dalla descrizione dettagliata che segue, con riferimento ai disegni allegati forniti a solo titolo di esempio, in cui:
la figura 1 è una vista prospettica della vite chirurgica poliassiale secondo la presente invenzione;
la figura 2 mostra una seconda vista prospettica della vite di figura 1; le figure 3 e 4 mostrano rispettive viste in alzato laterale della vite poliassiale di figura 1 e 2;
le figure 3a e 4a sono viste in sezione longitudinale della vite chirurgica poliassiale secondo l’invenzione ed in accordo con le viste 3 e 4;
la figura 5 mostra una vista prospettica di un dispositivo per l’impianto della vite illustrata nelle figure precedenti;
le figure 6a e 6b mostrano viste prospettiche del dispositivo di figura 5 in due rispettive fasi di accoppiamento alla rispettiva vite chirurgica poliassiale;
la figura 6c mostra una vista in alzato laterale del dispositivo in accoppiamento alla vite come illustrato nella figura 6b;
la figura 6d mostra una vista in sezione longitudinale lungo la traccia B_B del dispositivo illustrato in figura 6c;
le figure 7a e 7b mostrano viste prospettiche di un elemento di trattenimento in due rispettive fasi di accoppiamento alla rispettiva vite chirurgica poliassiale.
Con riferimento alle figure su elencate, con il numero di riferimento 1 è globalmente indicata una vite chirurgica poliassiale, oggetto della presente invenzione. Con il numero di riferimento 2 viene invece indicato un dispositivo per l’impianto della vite chirurgica 1, anch’esso oggetto della presente invenzione.
Forma inoltre oggetto dell’invenzione un kit per l’impianto della vite 1 comprendente il dispositivo 2 ed un elemento di trattenimento 3 della vite 1 meglio descritto nel seguito della presente trattazione.
Con particolare riferimento alle figure da 1 a 4, la vite chirurgica poliassiale 1 comprende un tulip 101 internamente cavo e definito da una parete laterale 102 conformata a “tazza”.
In altre parole, la parete laterale 102 presenta conformazione sostanzialmente troncoconica, e si estende da una prima estremità aperta 103 di acceso all’interno del tulip 101 ad una seconda estremità 104 opposta alla prima. Anche la seconda estremità 104 risulta essere aperta e di dimensioni inferiori rispetto alla sezione di accesso della prima estremità 103. In questa configurazione, la parete laterale 102 risulta essere preferibilmente rastremata e convergente verso la seconda estremità 104.
Il tulip 101 comprende inoltre due aperture 105 passanti ricavate nella parete laterale per alloggiare una barra correttiva (non illustrata nelle unite figure in quanto non facente parte della presente invenzione) all’interno del tulip 101 stesso.
In particolare, le due aperture 105 sono disposte da parti opposte per consentire il passaggio della barra attraverso il tulip 101 e lungo una direzione perpendicolare allo sviluppo longitudinale della parete laterale 102.
Le aperture 105 si sviluppano fino alla prima estremità 103 per interrompere la parete laterale 102 in corrispondenza della prima estremità 103 di accesso.
La vite 1 comprende inoltre un gambo filettato 106 presentante una prima estremità 107 definente la punta della vite, predisposta per inserirsi in un tessuto osseo. Da parte opposta della prima estremità 107 si sviluppa una seconda estremità 108 dotata di una testa sferica o giunto sferico 109 inserito nella seconda estremità 104 del tulip 101. Il giunto sferico 109 consente di orientare il gambo 106, ed il rispettivo asse di sviluppo longitudinale, rispetto al tulip 101.
Vantaggiosamente, il tulip 101 comprende inoltre almeno un’asta allungata 110 sporgente dalla parete laterale 102 ed estendentesi dalla prima estremità 103 in una direzione opposta alla seconda estremità 104. Preferibilmente, il tulip comprende due aste allungate 110, parallele e distanziate tra di loro. Le aste 110 definiscono tra loro un canale 111 in comunicazione con la prima estremità 103 di accesso all’interno del tulip 101.
In maggiore dettaglio, ciascun’asta 110 presenta in sezione trasversale sviluppo a “C” in cui viene definita una superfice interna 112 concava opposta ad una superficie esterna 113 convessa.
Le superfici interne 112 sono affacciate tra di loro e definiscono il citato canale 111. Le superfici esterne 113 giacciono lungo un medesimo piano di sviluppo cilindrico a sezione circolare.
Inoltre, ogni asta 110 presenta due bordi longitudinali 114 estendentisi dalla prima estremità 103 del tulip 101 ad una estremità terminale 115 dell’asta 110 stessa distale dal tulip 101.
In questa situazione, i bordi longitudinali 114 delle aste 110 sono affacciati e distanziati tra di loro per definire una zona aperta 116 di accesso al citato canale 11.
Pertanto, tra le due aste 110 vengono realizzate due zone aperte 116 che si sviluppano lungo il piano di sviluppo cilindrico in cui giacciono le superfici esterne 113.
Preferibilmente, viene inoltre prevista una filettatura 117 ricavata sulle superfici interne 112 concave delle aste 110 in prossimità del tulip 101. In maggiore dettaglio, la filettatura 117 si protende anche lungo una superficie interna cilindrica 102a della parete laterale 102. Come si evince meglio dalle viste in sezione di figure 3a e 4a la superficie interna cilindrica 102a e le superfici interne concave 112 sono attigue e senza soluzione di continuità.
Vantaggiosamente, vengono inoltre previste due linee di indebolimento 118 ciascuna delle quali estendentesi tra un’asta allungata 110 e la parete laterale 102. Le linee di indebolimento 118 definiscono una zona di distacco tra l’asta 110 stessa e il tulip 101, vale a dire una zona in cui a seguito di una flessione di ogni asta 110 rispetto al tulip 101, è possibile separare le aste 110 dal resto della vite chirurgica 1.
A tale scopo, le linee 118 di indebolimento sono costituite da gole estendentisi trasversalmente allo sviluppo longitudinale delle aste 110 e ricavate sulle rispettive superfici esterne 113 delle aste 110 stesse.
Le gole definiscono quindi una riduzione dello spessore dell’asta 110 tale da poter rendere la stessa dissociabile dal tulip 101 se sottoposta a flessione.
Vantaggiosamente, una volta posizionata e correttamente impegnata la vite chirurgica 1 nel tessuto osseo, le aste 110 che risultano essere sporgenti all’esterno del corpo del paziente, vengono piegate dall’operatore per provvedere alla loro rimozione.
La presente invenzione si riferisce inoltre ad un dispositivo 2 per l’impianto della vite chirurgica 1 sopra descritta.
Il dispositivo 2, meglio illustrato nelle figure 5 e da 6a a 6c, comprende una punta sagomata 201 di impegno alla seconda estremità 108 del gambo filettato 106 per ruotare il gambo 106 stesso attorno al proprio asse di sviluppo longitudinale. Tale rotazione determina l’avvitamento della vite 1 all’interno del tessuto osseo in cui la vite 1 deve essere impiantata.
In particolare, la punta sagomata 201 presenta una testa 201a di tipo “torx” inseribile in una rispettiva sede sagomata 109a ricavata all’interno del giunto sferico 109 (meglio visibile in figura 2).
Il dispositivo 1 comprende inoltre un corpo tubolare 202 presentante una prima estremità 202a di supporto della punta sagomata 201 ed una seconda estremità 202b opposta alla prima 202a e configurata per rimanere all’esterno del corpo di un paziente.
Il dispositivo 1 presenta inoltre un organo 203 di rotazione della punta sagomata 201, estendentesi lungo il corpo tubolare 202 e configurata per consentire l’azione manuale da parte dell’operatore che provvede ad avvitare la vite 1.
In maggiore dettaglio, il corpo tubolare 202 presenta almeno una cavità di alloggiamento 204 configurata per ingaggiare l’asta 110 della vite chirurgica 1.
Preferibilmente, vengono previste due cavità di alloggiamento 204 distanziate tra di loro e ciascuna delle quali configurata per ingaggiare una rispettiva asta allungata 110 della vite chirurgica 1.
Le cavità 204 sono distanziate da due rispettive pareti arcuate 205 aventi profilo allungato e sostanzialmente di medesime dimensioni delle aste 110 della vite 1.
Come viene meglio illustrato nelle figure 6a e 6b, le cavità 204 sono atte ad accogliere le aste 110 per definire un accoppiamento tra dispositivo 2 e vite 1.
In questa situazione, ogni parete arcuata 205 presenta due bordi longitudinali 205a attestabili ai bordi longitudinali 114 delle aste allungate 110.
Nella configurazione di incastro tra le pareti 205 e le aste 110 illustrata nelle figure 6b e 6c, le pareti arcuate 205 definiscono, in collaborazione con le superfici esterne 113 delle aste allungate 110, una superficie cilindrica continua 206 a sezione circolare.
Le pareti arcuate 205 presentano inoltre rispettive porzioni terminali definenti la prima estremità 202a del corpo tubolare 202.
Tali porzioni terminali sostengono un collare 207 avente un foro di scorrimento della citata punta sagomata 201. In questo modo, il collare 207, rigidamente sostenuto dalle pareti 205, guida e sostiene la punta 201 che risulta essere scorrevole assialmente e girevole all’interno del collare 207.
L’organo di rotazione 203 comprende preferibilmente un cilindro 208 di attuazione estendentesi attraverso il corpo tubolare 202 e girevole all’interno del corpo 202 stesso.
Il cilindro 208 è impegnato alla punta 201 (come viene meglio illustrato nella vista in sezione di figura 6d) per ruotare la punta 201 stessa in una configurazione di ingaggio del gambo filettato 106.
In altre parole, la rotazione del cilindro 208 attorno al proprio asse longitudinale determina la rotazione della punta 201 per avvitareil gambo 106 della vite 1 al tessuto osseo.
Si noti inoltre sempre dalla figura 6d che la punta 201 è scorrevole anche assialmente rispetto al cilindro 208.
Inoltre, l’organo di rotazione 203 comprende una bussola 209 presentante una superficie esterna 210 almeno parzialmente filettata.
Anche la bussola 209, realizzata in forma di un cilindro cavo (figura 6d), è disposta all’interno del corpo tubolare 202 ed è atta ad alloggiare a sua volta il citato cilindro 208 di attuazione.
La superficie filettata 210 della bussola 209 è ricavata in prossimità della punta 201 ed è configurata per ingaggiare la filettatura 117 ricavata sulle superfici interne concave 112 ed avvitarsi all’interno delle aste 110.
In questa situazione, il cilindro 208 di attuazione, estendentesi all’interno della bussola 209, è inoltre vincolato alla bussola 209 stessa lungo un asse longitudinale comune, mentre è libero di ruotare relativamente alla bussola 209.
In altre parole, la bussola 209 ed il cilindro 208 sono girevoli in maniera indipendente ma sono vincolati assialmente per scorrere in avvicinamento/allontanamento alla vite 1.
Vantaggiosamente, nella condizione di impegno (figure 6b e 6d) del dispositivo 2 con la vite 1, la bussola 209 viene avvitata alla filettatura 117 per avanzare gradualmente la punta sagomata 201 verso il giunto sferico 109 del gambo 106.
In questo modo, la testa 201a viene inserita gradualmente ed in maniera precisa e controllata all’interno della sede 109a.
L’organo di rotazione 203 presenta inoltre un manicotto anulare 211 disposto all’esterno del corpo tubolare 202 in corrispondenza della rispettiva seconda estremità 202b. Il manicotto 211 è vantaggiosamente impegnato alla bussola 209 per ruotare rispetto al corpo tubolare 202 e definire la rotazione della bussola 209.
Preferibilmente, il manicotto 211 presenta una forma ergonomica per poter essere meglio afferrato dall’operatore che provvede manualmente ad impegnare la bussola 209 alla filettatura 117 ricavata nella vite 1.
Il cilindro 208 di attuazione comprende una porzione di presa 212 sporgente al di fuori della seconda estremità 202b del corpo tubolare 202 ed anch’essa configurata per essere afferrata da un operatore.
In aggiunta, la porizone di presa 212 può essere accoppiata ad un manico (generalmente a forma di T) per aiutare l’operatore nel posizionamento del gambo filettato.
In questa situazione si noti che, una volta inserita la testa 201a nella sede 109a della vite 1, l’operatore agendo sulla porzione di presa 212 provvede ad avvitare il gambo 106 nel tessuto osseo.
Con riferimento alle figure 7a e 7b, l’elemento di trattenimento 3 viene impegnato alla vite chirurgica poliassiale 1 solo a seguito dell’impianto della vite 1 attuato dal dispositivo 2 sopra descritto.
In particolare, l’elemento 3 è internamente cavo per alloggiare le aste 110 della vite 1 ed impegnarle all’interno dell’elemento 3 stesso.
Preferibilmente, l’elemento 3, che in uso risulta essere sporgente al di fuori del corpo del paziente, presenta una superficie esterna 301 cilindrica configurata per essere trattenuta manualmente da un operatore.
L’elemento 3 presenta conformazione tubolare e preferibilmente in sezione trasversale una forma sostanzialmente rettangolare con rispettive facce minori 302 bombate verso l’esterno.
Sulle citate facce minori 302 sono ricavate aperture 303 atte ad alleggerire la struttura dell’elemento 3 e consentire di visualizzare la vite in fase di inserimento delle aste 110 (figura 7a).
Le facce minori 302 presentano rispettive superfici interne 304 aventi in sezione trasversale conformazione arcuata e concava.
Tali superfici interne 304 sono predisposte per attestare la superficie esterna 113 convessa di una rispettiva asta allungata 110.
Funzionamento
La vite 1 viene dapprima impegnata al dispositivo 2 inserendo le rispettive aste 110 nelle cavità 204 definite tra le pareti 205 (figura 6a). Tale operazione assicura un corretto ingaggio del dispositivo alla vite 2 guidato dallo sviluppo delle aste allungate 110. Risulta pertanto correttamente allineata l’intera vite 1 rispetto allo sviluppo del dispositivo 2.
A questo punto, attraverso il manicotto 211 viene ruotata la bussola 209 che, avvitata alla filettatura 117, avvicina la punta sagomata 201 al gambo filettato 106. Anche in questo caso, l’azione di avvicinamento della punta 201 risulta essere allineata in maniera stabile e precisa alla vite 1.
Una volta inserita la testa 201a nella sede 109a del giunto sferico 109, l’operatore provvede a ruotare la punta 201 agendo sulla porzione di presa 212 del cilindro 208. In questo modo, il gambo 106 viene avvitato al tessuto osseo fino al posizionamento desiderato. Al termine del fissaggio della vite 1, il dispositivo viene sfilato, ruotando da parte opposta la bussola 209 per disimpegnarla dalla filettatura 117. In questo modo, il corpo tubolare 202 viene sfilato dalle aste allungate 210 della vite 1 fino al totale disingaggio del dispositivo 2.
In aggiunta, può essere inserito l’elemento di trattenimento 3 calzando le aste allungate 210 all’interno dell’elemento 3 stesso. Successivamente, una volta inserita una barra di correzione (non illustrata) l’operatore può maneggiare l’elemento di trattenimento 3 per disporre il tulip 101 orientandolo, proprio grazie all’elemento di trattenimento 3 che sporge al di fuori del corpo del paziente. Possono così essere inserite delle bussole filettate (non illustrate) di bloccaggio all’interno del tulip 101 ed atte ad avvitarsi alla filettatura 117 per ancorare la citata barra.
Al termine del bloccaggio della barra, l’elemento 3 viene sfilato dalle aste 110 e le stesse distaccate dal tulip 101 mediante effrazione lungo le linee di indebolimento 118. In particolare, il distacco delle aste allungate 110 viene attuato piegando le aste 110 stesse rispetto al tulip 101. In questo modo, le linee di indebolimento 118 consentono una facile frattura dell’asta 110 consentendo quindi l’estrazione delle aste 110 e lasciando nel corpo del paziente unicamente il tulip 101 ed il gambo filettato 106.
Come è immediatamente apprezzabile da coloro esperti nell’arte, la presente invenzione raggiunge vantaggiosamente gli scopi su elencati risolvendo gli inconvenienti di quanto noto nello stato dell’arte.
Naturalmente numerose varianti potranno essere apportate nella pratica rispetto a quanto descritto ed illustrato a solo titolo di esempio non limitativo, senza per questo uscire dall’ambito di tutela della presente invenzione e, quindi, dal dominio della presente privativa industriale.

Claims (17)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Vite chirurgica poliassiale comprendente: - un tulip (101) internamente cavo e presentante una prima estremità aperta (103) di acceso all’interno del tulip (101), una seconda estremità (104) opposta alla prima (103), ed una parete laterale (102) sviluppantesi tra la prima e la seconda estremità (103, 104); ed - un gambo filettato (106) presentante una prima estremità (107) definente la punta della vite ed una seconda estremità (108) opposta alla prima (107) presentante un giunto sferico (109) associato alla seconda estremità (104) del tulip (101) per orientare detto gambo (106) rispetto al tulip (101) stesso; caratterizzata dal fatto che detto tulip (101) comprende inoltre almeno un’asta allungata (110) sporgente dalla parete laterale (102) ed estendentesi dalla prima estremità (103) in una direzione opposta alla seconda estremità (104).
  2. 2. Vite secondo la rivendicazione precedente, caratterizzata dal fatto che detto tulip (101) comprende due aste allungate (110), parallele e distanziate tra di loro; dette aste (110) definendo un canale (111) in comunicazione con la prima estremità di accesso (103) all’interno del tulip (101).
  3. 3. Vite secondo la rivendicazione precedente, caratterizzata dal fatto che ciascun’asta (110) presenta in sezione trasversale sviluppo a “C” e dal fatto che dette aste (110) presentano rispettive superfici interne concave (112) affacciate tra di loro e rispettive superfici esterne convesse (113) opposte alle superfici concave (112); dette superfici esterne (113) giacendo lungo un rispettivo piano di sviluppo cilindrico a sezione circolare.
  4. 4. Vite secondo la rivendicazione precedente, caratterizzata dal fatto che dette aste (110) comprendono rispettivi bordi longitudinali (114) estendentisi dalla prima estremità (103) del tulip (101) ad una estremità terminale (115) dell’asta (110) stessa; ciascun bordo longitudinale (114) di una prima asta (110) essendo affacciato al bordo longitudinale (114) di una seconda asta (110) e definendo una zona aperta (116) di accesso a detto canale (111).
  5. 5. Vite secondo la rivendicazione 3, caratterizzata dal fatto che comprende inoltre una filettatura (117) ricavata sulle superfici interne concave (112) delle aste (110) in prossimità del tulip (101) e su una superficie interna cilindrica (102a) della parete laterale (102); detta superficie interna cilindrica (102a) e dette superfici interne concave (112) essendo attigue e senza soluzione di continuità.
  6. 6. Vite secondo una qualsiasi delle rivendicazioni da 2 a 5, caratterizzata dal fatto che comprende inoltre due linee di indebolimento (118) ciascuna delle quali estendentesi tra un’asta allungata (110) e la parete laterale (102) per definire una zona di distacco tra l’asta (110) stessa ed il tulip (101).
  7. 7. Vite secondo la rivendicazione precedente, caratterizzata dal fatto che ogni linea di indebolimento (118) comprende una gola estendentesi trasversalmente allo sviluppo longitudinale dell’asta (110) e ricavata sulla superficie esterna (113) della rispettiva asta (110); detta gola definendo uno spessore ridotto dell’asta (110).
  8. 8. Dispositivo per l’impianto della vite chirurgica poliassiale (1) in accordo con una qualsiasi delle rivendicazioni da 1 a 7, caratterizzato dal fatto che comprende: - una punta sagomata (201) di impegno alla seconda estremità (108) del gambo filettato 8106) per ruotare il gambo (106) stesso attorno al proprio asse di sviluppo longitudinale; - un corpo tubolare (202) presentante una prima estremità (202a) di supporto della punta sagomata (201) ed una seconda estremità (202b) opposta alla prima e configurata per rimanere all’esterno del corpo di un paziente, detto corpo tubolare (202) presentando inoltre almeno una cavità di alloggiamento (204) configurata per ingaggiare detta asta allungata (110) della vite chirurgica (1); ed - un organo di rotazione (203) della punta sagomata (201), estendentesi lungo il corpo tubolare (202) e configurato per essere azionato da un operatore.
  9. 9. Dispositivo secondo la rivendicazione precedente, caratterizzato dal fatto che detto corpo tubolare (202) comprende due cavità di alloggiamento (204) configurate per ingaggiare dette aste allungate (110) della vite chirurgica (1); dette cavità (204) essendo distanziate da due rispettive pareti arcuate (205) ciascuna delle quali presentante due bordi longitudinali (205a) attestabili ai bordi longitudinali (114) delle aste allungate (110); dette pareti arcuate (205) definendo, in collaborazione con le superfici esterne (113) delle aste allungate (110), una superficie cilindrica continua (206) a sezione circolare.
  10. 10. Dispositivo secondo la rivendicazione precedente, caratterizzato dal fatto che dette pareti arcuate (205) presentano rispettive porzioni terminali definenti la prima estremità (202a) del corpo tubolare (202); detta prima estremità (202a) presentando un collare (207) avente un foro di scorrimento di detta punta sagomata (201).
  11. 11. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni da 8 a 10, caratterizzato dal fatto che detto organo di rotazione (203) comprende un cilindro di attuazione (208) estendentesi attraverso il corpo tubolare 8202) e girevole all’interno del corpo (202) stesso; detto cilindro (208) essendo impegnato alla punta (201) per ruotare la punta (201) stessa in una configurazione di ingaggio del gambo filettato (106).
  12. 12. Dispositivo secondo la rivendicazione precedente, caratterizzato dal fatto che detto organo di rotazione (203) comprende inoltre una bussola (209) presentante una superficie esterna (210) almeno parzialmente filettata; detta bussola (209) essendo alloggiata all’interno del corpo tubolare (202) e presentante una cavità longitudinale passante di alloggiamento di detto cilindro di attuazione (208); detta superficie filettata (210) della bussola (209) essendo configurata per avvitarsi alla filettatura (117) ricavata sulle superfici interne concave (112) e sulla superficie interna cilindrica (102a) della vite chirurgica (1).
  13. 13. Dispositivo secondo la rivendicazione precedente, caratterizzato dal fatto che detta bussola (209) è vincolata al cilindro di attuazione (208) lungo un asse longitudinale comune ed è girevole relativamente al cilindro (208) attorno a detto asse longitudinale comune.
  14. 14. Dispositivo secondo la rivendicazione 12 o 13, caratterizzato dal fatto che detto organo di rotazione (203) comprende un manicotto anulare (211) disposto all’esterno di detto corpo tubolare (202) in corrispondenza della rispettiva seconda estremità (202b), detto manicotto (211) essendo impegnato alla bussola (209) per ruotare la stessa e configurato per essere afferrato da un operatore; e dal fatto che detto cilindro di attuazione (208) comprende una porzione di presa (212) sporgente dalla seconda estremità (202b) del corpo tubolare (202) e configurata per essere afferrata da un operatore.
  15. 15. Kit per l’impianto della vite chirurgica poliassiale (1) in accordo con una qualsiasi delle rivendicazioni da 1 a 7, caratterizzato dal fatto che comprende un elemento di trattenimento (3), internamente cavo e configurato per alloggiare detta asta allungata (110) ed impegnarla all’interno dell’elemento (3) stesso; detto elemento (3) presentando una superficie esterna cilindrica (301) configurata per essere trattenuta manualmente da un operatore.
  16. 16. Kit secondo la rivendicazione precedente, caratterizzato dal fatto che detto elemento (3) presenta conformazione tubolare dotata internamente di una coppia di superfici interne (304) aventi in sezione trasversale conformazione arcuata e concava; ciascuna superficie (304) essendo configurata per attestare la superficie esterna convessa (113) di una rispettiva asta allungata (110).
  17. 17. Kit secondo una qualsiasi delle rivendicazioni 15 o 16, caratterizzato dal fatto che comprende inoltre un dispositivo (2) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni da 8 a 14.
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