ITRE20090090A1 - Pressa per la pressatura di prodotti alimentari e relativo metodo - Google Patents
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Description
DESCRIZIONE
del Brevetto Italiano per Invenzione Industriale dal titolo:
“PRESSA PER LA PRESSATURA DI PRODOTTI ALIMENTARI E RELATIVO METODO”
La presente invenzione riguarda una pressa ed un relativo metodo per la pressatura di prodotti alimentari, in particolare per la pressatura dell’uva nella produzione del vino.
Come è noto, la pressatura provoca la fuoriuscita del mosto, che sarà poi sottoposto ai necessari processi di fermentazione e vinificazione.
Normalmente i grappoli d’uva vengono pressati più volte facendo seguire ad ogni fase di pressatura una fase di rimescolamento, in cui le vinacce vengono rimescolate per poter ottenere un più completo esaurimento degli acini.
In linea di principio, il mosto che si ottiene con le prime fasi di pressatura è generalmente più pregiato e perciò utilizzato per prodotti di maggiore qualità, rispetto a quello ottenuto dalle fasi di pressatura successive.
Attualmente la pressatura dell’uva è effettuata con apposite presse, che possono essere suddivise in presse verticali e presse orizzontali.
Le presse verticali comprendono generalmente un contenitore inferiore con la concavità rivolta verso l’alto per contenere i grappoli d’uva, ed un coperchio superiore associato a mezzi di azionamento idraulici e meccanici, il quale è atto a chiudere e a scorrere verticalmente all’interno della bocca di detto contenitore, in modo da pressare i grappoli in esso contenuti.
Un inconveniente delle presse verticali è nel fatto che le fasi di rimescolamento delle vinacce devono essere eseguite in modo manuale, ad esempio con l’ausilio di forche o utensili simili.
Le presse orizzontali si differenziano da quelle precedenti per il fatto di comprendere un involucro esterno a sviluppo orizzontale, e possono essere suddivise a loro volta in presse a membrana e presse a piatto premente.
Le presse a membrana comprendono generalmente un involucro cilindrico ad asse orizzontale, il cui volume interno è suddiviso da una membrana deformabile in due semispazi, di cui un primo semispazio è atto a ricevere i grappoli d’uva, mentre il secondo semispazio è collegato con opportuni mezzi di alimentazione di aria compressa, che gonfiano la membrana in modo da pressare i grappoli d’uva contenuti nel primo semispazio.
Le presse a piatto premente comprendono generalmente uno stantuffo scorrevole (piatto premente), il quale è assialmente inserito in un involucro esterno a sviluppo orizzontale, in modo da delimitare al suo interno una camera a volume variabile atta ad essere caricata con i grappoli da pressare.
Lo stantuffo scorrevole è mobile tra una posizione iniziale verso una posizione finale in modo da ridurre progressivamente il volume della camera interna, pressando i prodotti in essa contenuti contro la testata dell’involucro esterno.
Nelle presse orizzontali, il rimescolamento delle vinacce è di norma ottenuto facendo ruotare l’involucro esterno intorno al proprio asse orizzontale.
Può tuttavia accadere che la pressatura produca degli agglomerati di vinacce piuttosto compatti che non si disgregano durante la rotazione, vanificando o quantomeno rendendo poco efficace la fase di rimescolamento.
Per superare questo inconveniente è stata proposta una speciale pressa orizzontale a piatto premente.
Detta pressa orizzontale comprende un involucro esterno fisso, il quale presenta sezione trasversale costante di forma rettangolare, che rende disponibile una parete superiore ed una parete inferiore entrambe piane.
La parete superiore è apribile in modo da consentire l’ingresso dei grappoli d’uva, i quali si raccolgono in appoggio sulla parete inferiore.
La parete inferiore è apribile in modo da consentire lo scarico delle vinacce dopo la pressatura.
Il piatto premente di questa pressa orizzontale è inclinato dall’alto verso il basso nel senso in cui avviene la pressatura dei grappoli d’uva.
In questo modo, quando il piatto premente retrocede dopo la pressatura, le vinacce cadono all’indietro sulla parete inferiore disgregandosi e rimescolandosi.
Questa particolare pressa orizzontale non è tuttavia priva di inconvenienti.
In particolare, a causa dello spostamento rettilineo del piatto premente, essa risulta avere un ingombro complessivo piuttosto elevato rispetto alla capacità di carico, ossia alla quantità di grappoli d’uva che possono essere caricati nella camera interna della pressa per ogni ciclo di pressatura.
Inoltre, il caricamento dei grappoli d’uva attraverso la parete superiore dell’involucro esterno comporta che gli stessi compiano una lunga caduta prima di fermarsi contro la parete inferiore. L’urto che ne consegue danneggia le bucce e i semi dell’uva, i quali possono talvolta rilasciare sostanze indesiderate che si disperdono nel mosto riducendone la qualità.
Uno scopo della presente invenzione è quello di rendere disponibile una pressa per la pressatura di prodotti alimentari, in particolare per la pressatura dell’uva, che consenta di superare gli inconvenienti sia delle presse verticali sia di quelle orizzontali. Ulteriore scopo dell’invenzione è quello di raggiungere il menzionato obiettivo nell’ambito di una soluzione semplice, razionale e dal costo contenuto.
Tali scopi sono raggiunti dalle caratteristiche dell’invenzione riportate nelle rivendicazioni indipendenti. Le rivendicazioni dipendenti delineano aspetti preferiti e/o particolarmente vantaggiosi dell’invenzione.
In particolare, l’invenzione rende disponibile una pressa comprendente una camera atta a contenere i prodotti da pressare, la quale è delimitata da almeno una parete premente che è mobile con moto rotatorio alternativo tra una posizione iniziale verso una posizione finale in modo da ridurre il volume di detta camera pressando i prodotti in essa contenuti, e viceversa.
Grazie al movimento rotatorio della parete premente, viene realizzata una pressa molto compatta che, a parità di capacità di carico, presenta perciò un ingombro ridotto rispetto alle attuali presse orizzontali.
Secondo un preferito aspetto dell’invenzione, il movimento rotatorio della parete premente avviene intorno ad un asse di rotazione orizzontale.
Grazie a questa soluzione, dopo la pressatura, la parete premente può raggiungere una posizione in cui lascia cadere le vinacce sulle superfici di fondo della camera, frantumando eventuali agglomerati ed assicurando un’efficace rimescolamento delle vinacce stesse.
Secondo un ulteriore preferito aspetto dell’invenzione, il movimento rotatorio della parete premente durante la pressatura avviene con un movimento dal basso verso l’alto.
Questo accorgimento permette di ottenere un migliore e più efficace caricamento dei prodotti da pressare.
Un metodo di pressatura secondo l’invenzione prevede infatti che la parete premente venga inizialmente collocata in una posizione sollevata rispetto a quella iniziale, in modo da stare in prossimità di una apertura di carico per l’ingresso dei prodotti e quindi minimizzare la caduta cui questi sono sottoposti quando vengono versati all’interno della camera della pressa.
A mano a mano che i prodotti si accumulano, la parete premente viene poi progressivamente abbassata verso la posizione iniziale, in modo da accompagnare la discesa dei prodotti e contemporaneamente liberare spazio all’interno della pressa.
Infine, la camera viene chiusa e la parete premente viene ruotata e sollevata verso la posizione finale, in modo da pressare i prodotti contenuti nella camera stessa.
La fase di pressatura può eventualmente essere ripetuta più volte, prima di aprire la camera per scaricare all’esterno i residui solidi di pressatura.
Ulteriori caratteristiche e vantaggi dell’invenzione risulteranno evidenti dalla lettura della descrizione seguente fornita a titolo esemplificativo e non limitativo, con l’ausilio delle figure illustrate nelle tavole allegate.
La figura 1 è una vista prospettica di una pressa per la pressatura di prodotti alimentari secondo l’invenzione.
La figura 2 è la vista indicata con A in figura 1.
La figura 3 è la sezione III-III di figura 2.
Le figure da 4 a 7 sono la sezione di figura 3 mostrata con la pressa di pressatura in altrettante differenti configurazioni.
La figura 8 mostra un dettaglio ingrandito di una prima variante della pressa di figura 1.
La figura 9 mostra una seconda variante della pressa di figura 1.
Le figure da 10 a 19 sono la sezione di figura 3 in scala ridotta e mostrata durante altrettante fasi successive del funzionamento della pressa.
La pressa 1 comprende un involucro esterno, indicato globalmente con 2, il quale è sostenuto da una serie di piedi 3 di appoggio al suolo.
L’involucro 2 comprende una base inferiore 20 cui sono fissate due identiche pareti verticali 21 di forma generalmente trapezoidale con la base maggiore disposta in alto, le quali sono reciprocamente contrapposte e separate da una distanza pari alla larghezza della base inferiore 20.
Dette pareti verticali 21 sostengono alla sommità una parete orizzontale superiore 22, che sormonta la base inferiore 20 in modo da delimitare con quest’ultima e con le pareti verticali 21 una camera interna 10.
Come illustrato in figura 3, il fianco anteriore della camera interna 10 è chiuso da una parete verticale 23 e da un portello inferiore 24 che seguono il profilo delle pareti verticali 21.
La parete verticale 23 è saldamente fissata alle pareti verticali 21 ed alla parete orizzontale superiore 22.
Il portello inferiore 24 è incernierato all’estremità inferiore della parete verticale 23, secondo un asse di rotazione orizzontale che gli consente di essere spostato con movimento rotatorio dall’alto verso il basso tra la posizione chiusa di figura 3 e la posizione aperta di figura 7, e viceversa.
Al portello inferiore 24 sono associati mezzi di bloccaggio rilasciabili atti a mantenerlo normalmente in posizione chiusa, nonché mezzi di tenuta atti a garantire la chiusura ermetica della camera interna 10, quando il portello inferiore 24 si trova in detta posizione chiusa.
Naturalmente il portello 24 potrebbe essere collegato alla pressa mediante qualunque altro meccanismo che consenta l’apertura e la chiusura della camera interna 10, ad esempio mediante un meccanismo a quadrilatero articolato.
Il fianco posteriore della camera interna 10 è chiuso da un telaio oscillante 4, la cui estremità superiore è incernierata alle pareti verticali 21 secondo un asse di rotazione orizzontale X, tramite una coppia di supporti coassiali 25 posizionati in prossimità della parete orizzontale superiore 22.
In questo modo, il telaio oscillante 4 può spostarsi dalla posizione iniziale mostrata in figura 3, ruotando sui supporti 25 dal basso verso l’alto, sino a raggiungere la posizione finale mostrata in figura 5, e viceversa.
Durante la rotazione dalla posizione iniziale alla posizione finale, il telaio oscillante 4 riduce progressivamente il volume della camera interna 10.
La rotazione del telaio oscillante 4 è azionata in entrambi i versi da tre martinetti idraulici che sono installati all’esterno della camera interna 10.
In generale, ogni martinetto comprende un pistone atto a scorrere all’interno di un cilindro per effetto della pressione esercitata dall’olio di azionamento, per cui nel prosieguo faremo riferimento alle estremità di un martinetto intendendo l’estremità libera del pistone e l’estremità opposta del cilindro. Allo stesso modo, diremo che un martinetto è in configurazione accorciata quando il pistone è massimamente inserito nel cilindro, e viceversa diremo che è in configurazione allungata quando il pistone è massimamente estratto. Un primo martinetto di azionamento 5 presenta un’estremità articolata al telaio oscillante 4 e l’opposta estremità articolata a due bracci di collegamento 50 (v. anche fig.1).
Gli assi di articolazione del martinetto di azionamento 5 col telaio oscillante 4 e con i bracci di collegamento 50 sono entrambi paralleli all’asse di rotazione X.
I bracci di collegamento 50 sono fissati a rispettive coppie di staffe di supporto 51, le quali sono atte a ruotare intorno all’asse di rotazione X del telaio oscillante 4.
Più nel dettaglio, le staffe di supporto 51 sono solidali al telaio oscillante 4 ed i bracci di collegamento 50 sono articolati alle staffe di supporto 51 secondo un asse di rotazione parallelo all’asse di rotazione X.
I restanti martinetti di azionamento 6 sono posizionati da parti opposte rispetto al primo martinetto 5.
Ciascun martinetto 6 presenta un’estremità articolata ad una coppia di staffe di supporto 60 che sono saldamente fissate su una trave della base inferiore 20 e l’opposta estremità direttamente articolata al primo martinetto 5.
Più nel dettaglio, gli assi di articolazione di ciascun martinetto 6 con le staffe di supporto 60 sono coincidenti tra loro e paralleli all’asse di rotazione X, mentre gli assi di articolazione di ciascun martinetto 6 con il primo martinetto 5 coincidono esattamente con l’asse di articolazione di quest’ultimo con i relativi bracci di collegamento 50.
I martinetti 6 sono perciò perfettamente simmetrici e sono perciò atti ad esercitare lo stesso identico effetto, per cui potrebbero essere teoricamente sostituiti da un unico martinetto avente forza doppia.
Come illustrato nelle figure 2 e 3, i martinetti di azionamento 5 e 6 sono installati in modo tale che quando il telaio oscillante 4 si trova nella posizione iniziale, il primo martinetto 5 sia in configurazione accorciata ed i secondi martinetti 6 siano in configurazione allungata.
La rotazione del telaio oscillante 4 verso la posizione finale può essere ottenuta inizialmente mediante il solo allungamento del primo martinetto 5, mantenendo cioè bloccati i martinetti 6 in configurazione allungata, sino a raggiungere la posizione intermedia di figura 4; poi mantenendo bloccato il primo martinetto 5 in configurazione allungata, ed accorciando i martinetti 6 sino a raggiungere la posizione finale di figura 5.
Naturalmente, l’azionamento dei martinetti 5 e 6 può avvenire anche in modo simultaneo e coordinato, e può essere interrotto in ogni momento per arrestare il telaio oscillante 4 in qualunque posizione intermedia tra quella iniziale e quella finale.
L’azionamento dei martinetti 5 e 6 può inoltre essere invertito per muovere il telaio oscillante 4 a ritroso dalla posizione finale verso la posizione iniziale.
Entrando ora più nel dettaglio, la parete superiore 22 dell’involucro esterno 2 è formata da un pannello composito, il quale comprende generalmente un’intelaiatura interna di tubi (non visibile) che è rivestita sia internamente sia esternamente da lastre d’acciaio inossidabile completamente impermeabili ai liquidi.
Le lastre d’acciaio della parete superiore 22 presentano due identiche aperture reciprocamente sovrapposte che complessivamente definiscono un passaggio 26 atto a mettere in comunicazione la camera interna 10 con l’esterno.
All’intelaiatura della parete superiore 22 è inoltre scorrevolmente accoppiato un portello superiore 27.
Anche il portello superiore 27 è formato da un pannello composito comprendente un’intelaiatura di tubi (non visibile) rivestita sia internamente sia esternamente da lastre d’acciaio inossidabile impermeabili, ma presenta uno spessore inferiore rispetto a quello della parete superiore 22.
In questo modo, il portello superiore 27 è atto a scorrere complanare tra le lastre d’acciaio che ricoprono l’intelaiatura della parete superiore 22, muovendosi tra la posizione chiusa di figura 3, in cui chiude completamente il passaggio 26, e la posizione aperta di figura 6, in cui lo lascia aperto, e viceversa.
Lo scorrimento del portello superiore 27 è azionato in entrambi i versi da un unico martinetto idraulico 28, il cui cilindro è installato tra le lastre d’acciaio della parete superiore 22, mentre il relativo stantuffo è fissato al fianco distale del portello superiore 27.
Al portello superiore 27 sono infine associati mezzi di tenuta atti a garantire la chiusura ermetica del passaggio 26, quando il portello 27 stesso si trova in posizione chiusa.
Come illustrato in figura 3, la base inferiore 20 dell’involucro esterno 2 comprende un’intelaiatura di supporto la quale è ricoperta internamente da una lastra d’acciaio inossidabile 200 atta a delimitare la camera interna 10.
Detta lastra d’acciaio 200 si sviluppa trasversalmente per l’intera distanza che separa le pareti verticali 21 e presenta un profilo trasversale arcuato.
La lastra d’acciaio 200 è traforata in modo da trattenere la fase solida contenuta nella camera interna 10, lasciando passare la fase liquida.
Sul dorso della lastra d’acciaio 200, ossia dalla parte esterna rispetto alla camera interna 10, è ricavato un collettore 201 atto a raccogliere e convogliare la fase liquida che attraversa la lastra d’acciaio 200 verso un’opportuna zona del fondo dell’involucro 2, dove sono presenti mezzi di scarico (non illustrati).
Il portello inferiore 24 comprende a sua volta un’intelaiatura di supporto ricoperta internamente da una lastra d’acciaio inossidabile 240 atta a delimitare la camera interna 10.
Detta lastra d’acciaio 240 si sviluppa trasversalmente per l’intera distanza che separa le pareti verticali 21, e presenta un profilo trasversale arcuato avente lo stesso centro di curvatura e lo stesso raggio di curvatura della lastra 200, con cui definisce una superficie sostanzialmente continua.
La lastra d’acciaio 240 è traforata in modo da trattenere la fase solida contenuta nella camera interna 10, lasciando passare la fase liquida.
Sul dorso della lastra d’acciaio 240 è ricavato un sistema di canalizzazione 241, il quale è atto a ricevere e a convogliare la fase liquida che attraversa la lastra d’acciaio 240 all’interno del collettore 201.
Anche la parete verticale 23 comprende un’intelaiatura di supporto ricoperta internamente da una lastra d’acciaio inossidabile 230 atta a delimitare la camera interna 10.
Detta lastra d’acciaio 230 si sviluppa trasversalmente per l’intera distanza che separa le pareti verticali 21, e presenta un profilo trasversale arcuato avente lo stesso centro di curvatura e lo stesso raggio di curvatura della lastra 240, con cui definisce una superficie sostanzialmente continua.
La lastra d’acciaio 230 è traforata in modo da trattenere la fase solida contenuta nella camera interna 10, lasciando passare la fase liquida.
Sul dorso della lastra d’acciaio 230 è ricavato un sistema di canalizzazione 231 atto a ricevere e a convogliare la fase liquida che attraversa la lastra d’acciaio 230 all’interno del sistema di canalizzazione 241, e da qui all’interno del collettore 201.
Si osservi che il centro di curvatura delle lastre traforate 200, 240 e 230 coincide con l’asse di rotazione X del telaio oscillante 4 e che il loro raggio di curvatura è pari alla distanza radiale che separa detto asse di rotazione X dalla estremità distale del telaio oscillante 4 stesso.
In questo modo, durante la rotazione, il telaio oscillante 4 rimane sempre a contatto con dette lastre traforate 200, 240, 230 garantendo la chiusura della camera interna 10.
Come nei casi precedenti, anche le pareti verticali 21 sono singolarmente formate da un telaio esterno di supporto, il quale è internamente rivestito da una o più lastre di acciaio inossidabile che formano un rivestimento continuo atto a delimitare la camera interna 10.
Dette lastre d’acciaio sono traforate in modo da trattenere la fase solida contenuta nella camera interna 10, lasciando passare la fase liquida che può fluire in un sistema canalizzazione retrostante, il quale è atto a convogliare la fase liquida che attraversa all’interno del collettore 201.
I fori nelle lastre che rivestono le pareti verticali 21 non sono illustrati nei disegni, in quanto la densità delle linee renderebbe i disegni stessi difficili da comprendere.
Il telaio oscillante 4 comprende una struttura portante posteriore cui sono collegati i martinetti di azionamento 5 e 6, la quale è ricoperta da due lastre d’acciaio inossidabile 400 e 401 che sono disposte tra loro adiacenti in modo da definire un’unica superficie atta a delimitare la camera interna 10.
Dette lastre d’acciaio 400 e 401 si sviluppano trasversalmente per l’intera distanza che separa le pareti verticali 21, e presentano un profilo trasversale rettilineo.
Le lastre d’acciaio 400 e 401 sono tra loro reciprocamente inclinate affinché la superficie che delimita la camera interna 10 presenti centralmente una concavità rivolta verso l’interno della camera 10 stessa.
La lastra d’acciaio superiore 400 è completamente impermeabile ai liquidi.
La lastra d’acciaio inferiore 401 è traforata in modo da trattenere la fase solida contenuta nella camera interna 10, lasciando passare la fase liquida.
Sul dorso della lastra d’acciaio inferiore 401 è ricavato un sistema di canalizzazione 402 atto a ricevere la fase liquida che attraversa la lastra d’acciaio 401, per convogliarla verso l’estremità distale del telaio oscillante 4 da dove viene versata sulle pareti traforate 200, 240 o 230.
Nella variante di figura 8, l’estremità distale del telaio oscillante 4 è definita da una lama 403 la quale è orientata parallelamente alla lastra d’acciaio inferiore 401.
Detta lama 403 si sviluppa trasversalmente per l’intera distanza che separa le pareti verticali 21, ed è accolta in una relativa sede ricavata sul dorso della lastra inferiore 401, all’interno della quale può scorrere avanti e indietro mantenendosi sempre parallela a se stessa.
La lama 403 è costantemente spinta verso l’esterno da una molla 404 accolta in detta sede.
Durante la rotazione del telaio oscillante 4, la lama 403 è atta a strisciare a contatto con le lastre traforate 200, 240 o 230, ed è libera di muoversi sul telaio oscillante 4 in senso trasversale rispetto alle lastre 200, 240 e 230 stesse.
In questo modo, la lama 403 garantisce la chiusura della camera interna 10, permettendo la compensazione di eventuali errori di curvatura delle lastre 200, 240 e 230 che altrimenti potrebbero provocare il bloccaggio del telaio oscillante 4, ed allo stesso tempo agisce da raschiatore, per evitare che su dette lastre traforate 200, 240 e 230 si accumuli uno strato di prodotto pressato che potrebbe occluderne i fori.
Nella variante di figura 9, l’estremità distale del telaio oscillante 4 è definita da una terza lastra d’acciaio 405, che si sviluppa trasversalmente per l’intera distanza che separa le pareti verticali 21, e che definisce con le altre lastre d’acciaio 400 e 401 un’unica superficie atta a delimitare la camera interna 10.
La lastra d’acciaio 405 presenta un profilo trasversale rettilineo ed è inclinata rispetto alla parete d’acciaio 401 adiacente, in modo da definire con quest’ultima una concavità rivolta verso l’esterno della camera 10.
La lastra d’acciaio 405 è traforata in modo da trattenere la fase solida contenuta nella camera interna 10, lasciando passare la fase liquida.
Sul dorso della lastra d’acciaio 405 si estende il sistema di canalizzazione 402, il quale è atto a ricevere la fase liquida che attraversa la lastra, per convogliarla verso un’uscita da dove viene versata sulle pareti traforate 200, 240 o 230.
Alla lastra d’acciaio 405 può essere eventualmente associata la lama 403 descritta in precedenza.
Sebbene si siano sempre mostrati degli esempi in cui la parete globalmente definita dalle lastre d’acciaio del telaio oscillante 4 presenta un profilo complesso, non si esclude tuttavia che detta parete possa presentare un profilo perfettamente lineare.
Ogni processo di pressatura ha inizio con la pressa 1 che si trova nella configurazione di figura 10, in cui il portello inferiore 24 è chiuso, il portello superiore 27 è aperto ed il telaio oscillante 4 si trova in posizione finale.
I grappoli d’uva vengono introdotti per caduta libera nella camera interna 10 dal passaggio 26, mediante una tramoggia che li rilascia direttamente in appoggio sulle lastre 400 e 401 del telaio oscillante 4.
A mano a mano che i grappoli d’uva occupano la camera interna 10, il telaio oscillante 4 viene azionato a spostarsi in basso verso la posizione iniziale (fig.11), in modo da accompagnare progressivamente la discesa dei grappoli d’uva e liberare maggiore spazio per il loro contenimento.
Grazie a questo movimento del telaio oscillante 4, i grappoli d’uva non si danneggiano durante il caricamento.
Terminata la fase di caricamento, il portello superiore 27 viene chiuso come mostrato in figura 12, isolando completamente il carico 100 di grappoli d’uva all’interno della camera 10, dopo di che ha inizio una prima fase di pressatura.
Il telaio oscillante 4 viene azionato a ruotare intorno all’asse X tra la posizione iniziale di figura 10 verso la posizione finale, riducendo progressivamente il volume della camera interna 10 e perciò pressando il carico 100 di grappoli d’uva dal basso verso l’alto contro la parete superiore 22.
Tale pressatura produce lo schiacciamento degli acini e l’estrazione del succo che può fluire attraverso le lastre traforate 200, 230, 240 e 400 all’interno dei relativi sistemi di canalizzazione e raccolta 201, 231, 241 e 402 per raggiungere infine i mezzi di scarico posti sul fondo dell’involucro esterno 2.
Il succo può fluire naturalmente anche attraverso le lastre traforate delle pareti verticali 21 e nelle relative canalizzazioni retrostanti.
La prima corsa di pressatura si arresta quando il telaio oscillante 4 raggiunge una posizione intermedia tra quella iniziale e quella finale, così come illustrato ad esempio in figura 13, in modo tale da non comprimere eccessivamente i grappoli d’uva ed ottenere un mosto di elevata qualità.
Le vinacce, ossia la fase solida dell’uva (bucce e semi), rimangono all’interno della camera 10 e vengono perciò compattate dal telaio oscillante 4 contro la parete superiore 22.
Il telaio oscillante 4 viene quindi azionato a retrocedere verso la posizione iniziale così come illustrato in figura 14.
Le vinacce non seguono immediatamente il movimento a ritroso del telaio oscillante 4 per cui la porzione che rimane istantaneamente sospesa tende a cadere per gravità sul fondo della camera 10, disgregandosi e producendo un progressivo rimescolamento delle vinacce, sino a stabilizzarsi nella configurazione illustrata in figura 15.
Successivamente il telaio oscillante 4 verrà impegnato a compiere ulteriori corse di pressatura durante le quali potrà essere arrestato in una posizione intermedia sempre più prossima a quella finale; dette corse di pressatura essendo sempre seguite da una corsa di ritorno in posizione iniziale, in modo da rimescolare il prodotto pressato come descritto in precedenza.
Durante le corse di pressatura, il profilo concavo definito dalle lastre 400 e 401 permette al telaio oscillante 4 di raccogliere al centro la maggior parte dell’uva, per pressarla contro il portello superiore 27.
Il profilo convesso definito dalle lastre 405 e 401 nella variante di figura 9, permette invece al telaio oscillante 4 di spingere e pressare almeno una parte dell’uva contro le pareti laterali e di fondo 200, 240 e 230.
Come anticipato, le ultime corse di pressatura potranno continuare sino a portare il telaio oscillante 4 nella posizione finale, così come illustrato in figura 16.
Durante queste ultime corse di pressatura, le vinacce che rimangono all’interno della camera 10 formano un agglomerato 101 piuttosto compatto contro la parete superiore 22.
Quando il telaio oscillante 4 viene azionato a retrocedere verso la posizione iniziale, detto agglomerato 101 di vinacce può seguirne il movimento rimanendo in appoggio sulle lastre 400 e 401.
Poiché le lastre 400 e 401 definiscono una concavità, l’agglomerato 101 rimane associato al telaio oscillante 4 praticamente sino a quando quest’ultimo raggiunge la posizione iniziale, così come mostrato in figura 17.
In questa posizione, l’asse baricentrico dell’agglomerato 101 cade all’esterno delle lastre 400 e 401, per cui l’agglomerato 101 crolla all’indietro disgregandosi e raccogliendosi sulle lastre arcuate 200 e 240 che definiscono il fondo della camera interna 10, così come mostrato in figura 18.
Questo crollo garantisce un efficace rimescolamento del prodotto che può perciò essere sottoposto ad ulteriori fasi di pressatura da parte del telaio oscillante 4, sino ad ottenere la completa spremitura.
Naturalmente, il mosto che si ottiene con le prime fasi di pressatura è generalmente più pregiato e verrà perciò utilizzato per prodotti di maggiore qualità, rispetto a quello ottenuto dalle fasi di pressatura successive.
Quando il processo di pressatura è completo, il portello inferiore 24 viene aperto ed il telaio oscillante 4 viene portato nella posizione intermedia di figura 19, in modo da scaricare le vinacce residue all’esterno della camera 10.
Una possibile variante dell’invenzione prevede che la pressa 1 comprenda una membrana deformabile atta a comprimere maggiormente i grappoli d’uva nella camera interna 10, quando il telaio oscillante 4 si trova in posizione finale.
Detta membrana potrebbe essere applicata sulla faccia inferiore del portello superiore 27, a condizione che quest’ultimo comprenda ad esempio una serie di fori passanti posti in comunicazione con opportuni mezzi di alimentazione di aria compressa.
In questo modo, la membrana potrà assumere normalmente una configurazione non deformata in cui è stesa sulla superficie inferiore del portello 27, in modo da consentire a quest’ultimo di scorrere tra le posizioni aperta e chiusa, e potrà inoltre essere gonfiata con l’aria compressa, quando il portello 27 si trova in posizione chiusa, in modo da gonfiarsi verso l’interno della camera 10 comprimendo ulteriormente i grappoli in essa contenuti.
In alternativa, la membrana potrebbe essere applicata sulla lastra traforata 401 del telaio oscillante 4, a condizione ad esempio di mettere in comunicazione il retrostante sistema di canalizzazione 402 con opportuni mezzi di alimentazione di aria compressa.
In questo modo, la membrana potrà assumere normalmente una configurazione non deformata in cui è stesa sulla lastra traforata 401, e potrà inoltre essere gonfiata con l’aria compressa, in modo da deformarsi verso l’interno della camera 10 comprimendo ulteriormente i grappoli in essa contenuti.
La membrana deformabile deve naturalmente essere impermeabile, per cui in quest’ultimo caso il deflusso del mosto potrebbe avvenire solo attraverso le lastre traforate 230, 240 e 200.
Un’altra possibile variante dell’invenzione prevede che la pressa 1 comprenda mezzi (di per sé noti) atti ad immettere all’interno della camera 10 uno o più gas inerti, in modo da poter effettuare le operazioni di pressatura in un’atmosfera protettiva antiossidante ed aumentare così la qualità del mosto.
Infine, come si rileva dalle allegate figure, la camera 10 è deliminitata da una pluralità di pareti, in particolare dalle pareti verticali 21, dalla parete orizzontale superiore 22, dalla base inferiore 20, dalla parete verticale 23 e da un portello inferiore 24. Secondo un’ulteriore variante dell’invenzione è previsto che almeno una porzione della superficie di almeno una delle pareti, che delimitano la camera, sia realizzata in materiale trasparente. Tale porzione trasparente è posizionata in modo da consentire all’operatore di vedere, dall’esterno, il processo di pressatura. Ciò consente il vantaggio di variare i parametri del ciclo di pressatura in funzione della tipologia di uva che si sta pressando. Preferibilmente tale porzione trasparente è associata ad una delle pareti verticali 21.
Ovviamente alla pressa 1 sopra descritta, un tecnico del settore potrà applicare numerose modifiche di natura tecnico-applicativa, senza per questo uscire dall’ambito dell’invenzione come sotto rivendicata.
Sebbene la pressa 1 sia stata decritta per la pressatura dell’uva, non si esclude che possa essere utilizzata anche per altri frutti, e più in generale per altri prodotti alimentari.
Claims (10)
- RIVENDICAZIONI 1. Pressa per la pressatura di prodotti alimentari, comprendente una camera (10) atta a contenere i prodotti da pressare, la quale è delimitata da almeno una parete premente (400, 401, 405) che è mobile con moto alternativo tra una posizione iniziale verso una posizione finale in modo da ridurre il volume di detta camera (10) pressando i prodotti in essa contenuti, e viceversa, caratterizzata dal fatto che detto moto alternativo della parete premente (400, 401, 405) tra detta posizione iniziale e detta posizione finale è un moto rotatorio.
- 2. Pressa secondo la rivendicazione 1, caratterizzata dal fatto che detto moto rotatorio avviene intorno ad un asse di rotazione orizzontale.
- 3. Pressa secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che comprende una apertura di carico (26) la quale sovrasta la parete premente (400, 401, 405) che si trova in posizione finale, ed attraverso la quale i prodotti da pressare possono essere introdotti nella camera (10) per caduta libera.
- 4. Pressa secondo la rivendicazione 1, caratterizzata dal fatto che detta camera (10) è almeno parzialmente delimitata da una o più superfici filtranti (200, 230, 240, 401, 405) atte a lasciare passare almeno la fase liquida.
- 5. Pressa secondo la rivendicazione 4, caratterizzata dal fatto che comprende mezzi di convogliamento (201, 231, 241, 402) atti a ricevere e a convogliare la fase liquida che attraversa le superfici filtranti (200, 230, 240, 400) verso mezzi di scarico.
- 6. Pressa secondo la rivendicazione 1, caratterizzata dal fatto che quando la parete premente (400, 401) è in posizione finale, detta camera (10) è almeno parzialmente delimitata da una membrana deformabile, la quale è associata a mezzi che sono atti a gonfiarla per ridurre ulteriormente il volume della camera (10) stessa.
- 7. Pressa secondo la rivendicazione 1, caratterizzata dal fatto che comprende un corpo di contatto (403) il quale è associato a detta parete premente (400, 401, 405), in modo da strisciare a contatto con una parete fissa (200, 230, 240) della camera (10) durante i movimenti della parete premente, detto corpo di contatto (403) essendo mobile rispetto alla parete premente (400, 401) in senso traversale rispetto a detta parete fissa (200, 230, 240).
- 8. Pressa secondo la rivendicazione 1, caratterizzata dal fatto che detta camera (10) è delimitata da una pluralità di pareti (20, 21, 22, 23, 24) ed almeno una porzione di almeno una di dette pareti è realizzata in materiale trasparente.
- 9. Pressa secondo la rivendicazione 8, caratterizzato dal fatto che detta almeno una porzione trasparente è posizionata sulla relativa parete (20, 21, 22, 23, 24) in modo da consentire all’operatore di vedere, dall’esterno, il prodotto in pressatura.
- 10. Pressa secondo la rivendicazione 8, caratterizzata dal fatto che detta almeno una porzione trasparente è associata almeno ad una delle pareti verticali (21).
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